domenica 25 novembre 2012

Exit-Poll Primarie PD

http://www.termometropolitico.it/26576_primarie-del-centrosinistra-primo-turno-diretta-bersani-renzi-vendola-tabacci-puppato.html

Qui sopra il link migliore che ho trovato per seguire gli exit-poll delle primarie del PD di oggi. Se ne trovate qualcuno migliore scrivetelo nei commenti.





giovedì 22 novembre 2012

Soldi versati SPONTANEAMENTE


★ Fisco, 200 mln in più dopo invio lettere
(da liberoquotidiano.it)
22/nov/2012 07:23 more »

Negli ultimi anni "abbiamo inviato quasi 300 mila lettere a chi aveva una forte discrepanza fra reddito e spese dichiarate: da questo invio abbiamo incassato spontaneamente 200 milioni di imposte in più". Lo ha affermato il direttore dell'Agenzia delle Entrate, Attilio Befera.




Mi fa ridere la parola "SPONTANEAMENTE". Mi ricorda quando le aziende in alcune zone del sud versano SPONTANEAMENTE degli oboli a qualche associazione del loco...

venerdì 16 novembre 2012

Commenti in rete su Tiscali: magari li avessi letti prima!!


http://www.sostariffe.it/operatori-adsl/21/tiscali/

cliccando sul link postato qui sopra possiamo leggere le opinioni dei clienti Tiscali. È quasi imbarazzante, non si capisce come facciano a continuare a lavorare. Magari li avessi cercati e letti prima: mi sarei risparmiato tre mesi di "dolce" attesa...


La guerra mediatica a Telecom






A me è stata attivata a tempo record la linea Telecom, gli articoli andrebbero fatti su Tiscali... verrebbe fuori un libro solo attingendo alle notizie presenti su questo blog...

Pisa, bellezze naturali

L'Italia è piena di bellezze naturali ed in via Bianchi, pieno centro di Pisa, è possibile ammirarne una di cui allego due foto:









Sotto invece una foto dei probabili artisti...





giovedì 15 novembre 2012

Il dopoguerra e la politica a San Marino

Riporto qui sotto testualmente un pezzo trovato su ilfattoquotidiano.it che personalmente ho trovato molto interessante:




Quando Ho Chi Minh difendeva il Titano.
In un libro 80 anni di storia di San Marino

ilfattoquotidiano.it |by Giovanni Stinco

Un’isola rossa in mezzo a un mare democristiano. La San Marino del 1949 era così, saldamente in mano a un’alleanza social-comunista che tentò di farne una repubblica dei lavoratori. Sessantuno chilometri quadrati circondati da territorio ostile. Difficile resistere con Mosca come stella polare e un embargo targato Dc che strangola il commercio e schiaccia la politica. Eppure la sinistra sammarinese capitolerà solo nel 1957, schiacciata da un colpo di mano a base di corruzione e blindati italiani. Inutili gli appelli del leggendario Ho Chi Minh, che dall’altro capo del mondo si preoccupava per la sorte del Titano.

Alla fine il denaro e le minacce ebbero la meglio, e l’anomalia San Marino fu “normalizzata”. A raccontarci quegli anni – e non solo – Claudio Visani, classe 1957, giornalista e scrittore. Dalla sua penna e per i tipi di Pendagron è stato da poco pubblicato “Gli intrighi di una Repubblica. San Marino e Romagna: ottant’anni di storia raccontata dai protagonisti”. Una storia sconosciuta ai più per un libro che parte dalla clamorosa vittoria dei comunisti e dei loro alleati, nel 1949, e arriva al 2011, quando a scrivere di San Marino sono di solito i giornalisti che si occupano di mafia, evasione e riciclaggio di denaro sporco.

L’ultimo capito del libro è intitolato “dal sol dell’avvenire al paradiso fiscale”. Una conclusione curiosa per un pugno di terra difeso a spada tratta dai comunisti di tutta Europa

“Un bel salto, non c’è che dire. Se vogliamo trovare una della cause della svolta possiamo rintracciarla nel fattore televisione. La storia di San Marino fin dall’inizio si è intrecciata alla storia della radio e della tv italiana. Quando c’erano i comunisti la Dc ostacolò in ogni modo la costituzione di una stazione trasmittente sammarinese per paura di una nuova radio Praga che diffondesse la propaganda di Mosca in tutta Italia. Dopo la caduta dei comunisti bisognerà aspettare il 1987, l’anno in cui venne restituito a San Marino il diritto di possedere una tv grazie a un accordo tra Giulio Andreotti e il nuovo capo della Dc locale, Gabriele Gatti. Da lì, e dagli affari nati attorno alla televisione di Stato, sono nate le banche. Erano quattro, oggi sono dodici più trentacinque società finanziarie. E pochissime di queste chiedono ai propri clienti da dove arrivino i soldi. San Marino è un paradiso fiscale e la corruzione, quando i soldi si accumulano a palate, ne è la conseguenza naturale”.

Partiamo dall’inizio. Finisce la seconda guerra mondiale e a San Marino il voto premia il fronte social-comunista. Sessantuno chilometri quadrati in mano ai rossi. Perché tanta paura da parte di Dc e Washington?

“Una questione ideologica prima di tutto. Piero Calamandrei, fondatore di Giustizia e Libertà e del Partito d’Azione, lodò il governo popolare di San Marino per le moderne misure socialdemocratiche che aveva in agenda. Un governo che inserì nella costituzione l’obbligo della piena occupazione, raddoppiò gli stipendi dei dipendenti pubblici, varò una riforma agraria per distribuire la terra ai contadini e rese gratuita l’assistenza sanitaria. Tutti provvedimenti che crearono un mito socialista e che facevano paura, perché anche in Romagna le sinistre erano fortissime. Basti pensare alla vicina Rimini, dove il sindaco, già sospeso nel 49, fu nuovamente rimosso nel 1954 dopo aver accusato il governo di sabotare la città. In realtà la motivazione era tutta politica, ed era da ricercarsi nella missione anticomunista di Scelba, che con il sindaco Walter Ceccaroni, ex partigiano di ferro, aveva un conto politico-personale sempre aperto. Poi c’era la crociata anticomunista dell’epoca, sostenuta prima di tutto dalla Chiesa cattolica, terrorizzata da uno staterello che oltre a prevedere lo scioglimento del matrimonio, valido anche per l’Italia, nel 1953 riuscì ad istituire il matrimonio civile”.

L’idea è allora quella di prendere il Titano per fame

“E così fu, con trattati che non venivano rispettati e contro mosse anche disperate da parte del governo popolare, dall’apertura dei casinò fino alla vendita dei titoli nobiliari agli industriali del nord Italia. Quando nel 1955 la Dc venne di nuovo sconfitta dal voto popolare, Governo italiano e Stati Uniti giocarono sporco. Si mobilitano l’allora vice-presidente Richard Nixon e Fanfani, vennero bloccati i pagamenti del canone doganale, e partì una campagna per convincere i parlamentari indecisi al ribaltone. Alla fine, con la promessa della casa, di un lavoro e di tre fucili nuovi da caccia Attilio Giannini, detto Piciulà, venne “convinto” a fare il salto, abbandonare i comunisti e passare nella Dc. Si creò un nuovo governo autoproclamato che si riunì a Rovereta, in un capannone sul confine difeso sui tre lati italiani da blindati dei carabinieri. Per evitare inutili morti e con la certezza che non si poteva resistere, i comunisti si fecero da parte. Dopo la presa del potere, il nuovo governo denunciò i consiglieri social-comunisti e i due ex capitani reggenti. Venne istituito il primo processo politico della storia sammarinese: ventisette consiglieri furono riconosciuti colpevoli di tentato colpo di Stato e condannati a 238 anni di carcere. Le condanne penali furono condonate, non però le pene amministrative. Senza diritti civili, molti furono costretti a lasciare il paese. Come Pippo Majani, membro del Consiglio grande generale condannato a sette anni e costretto all’esilio all’estero, e al lavoro in miniera in Belgio”.

Le ultime pagine del libro raccontano una San Marino ormai considerata centro di riciclaggio del denaro della criminalità organizzata. E’ rimasto qualcosa degli eventi di 60 anni fa nella memoria dei sammarinesi?

“I fatti del 1957 spaccarono a metà la popolazione, chi perse dovette scappare. Fino alle fine degli anni 70 una ferita profonda, che ha diviso anche le famiglie. Oggi il ricordo permane, ma tutto è stato molto ammorbidito, prima dal compromesso storico e poi dal tempo, che passa per tutte le cose. Dopo il compromesso degli anni 80 si è parlato sempre meno del colpo di stato di Rovereta, e a poco a poco al posto della contrapposizione ideologica si è insediata una mentalità da comitato d’affari. Il resto lo sappiamo. Sono arrivati soldi a palate, e proprio gli interessi che girano attorno alla tv di Stato hanno alimentato un vasto giro di denaro e di corruzione che ha portato San Marino nella black list del riciclaggio internazionale di soldi sporchi. Uno dei principali paradisi fiscali del pianeta”.



ilfattoquotidiano.it |by Giovanni Stinco





martedì 13 novembre 2012

Equitalia delenda est

Non ci sarà equità in Italia fintanto che Befera e la sua Equitalia continueranno ad esistere: procedure non rispettate, leggi non rispettate, atteggiamenti posti in atto in conflitto col codice penale, indagati: Equitalia delenda est.

Cassazione inchioda equitalia e ristabilisce le regole ignorate fino ad oggi

La Cassazione inchioda equitalia a sue responsabilità e ristabilisce regole e principi giuridici ignorati fino ad oggi dai giudici

Una Sentenza sacrosanta e imparziale contro la poca trasparenza di Equitalia. Per la Cassazione, come per la stessa legge finora ignorata da molti giudici , l’estratto di ruolo della cartella di pagamento è da ritenersi insufficiente a provare in giudizio l'esistenza dell'atto notificato e il credito di Equitalia. In sede processuale inoltre Equitalia ricorsa in cassazione per continuare ad imporre sua prassi e metodi criptici in danno dei contribuenti è stata anche condannata a pagare le spese legali del processo non dimostrando in modo certo di aver tempestivamente e regolarmente notificato al presunto debitore il titolo legittimante l’imposizione fiscale in quanto non ha mai mostrato la copia integrale e corretta della cartella notificata. Soddisfatto il leader del Movimento AntiEquitalia e presidente dell’associazione NoiConsumatori.it, l’avvocato Angelo Pisani, il quale ha annunciato: finalmente dopo anni di persecuzione in danno dei contribuenti il tempo si è' dimostrato il miglior Giuduce e a Roma non hanno avuto timore di applicare la legge “Un’altra vittoria contro le illegittimità di Equitalia. Farò diecimila manifesti da affiggere in tutti i tribunali italiani per far leggere questi sacrosanti principi di diritto a tutti specialmente a quei giudici che danno sempre ragione ad equitalia ad occhi chiusi.

Questa è una sentenza sacrosanta e rivoluzionaria che accoglie e conferma la fondatezza delle mie ripetute difese e critiche al sistema di riscossione “medievale”. La Giustizia, da oggi in poi, imporrà ad Equitalia di essere più trasparente e meno pregiudizievole nei confronti dei cittadini. I giudici napoletani avevano sempre dato per buona la prassi sbagliata e illegittima di Equitalia che al momento delle legittime contestazioni di trasparenza e prova dell’ esistenza di cartelle da parte del contribuente esibiva solo incomplete e parziali documentazioni, relate di notifica disgiunte dagli atti e poi addirittura stampati di estratti successivi anche agli stessi ricorsi facendo soccombere quasi sempre il contribuente e violando tutti i principi del giusto processo”.

“Finalmente la Cassazione, applicando la legge e i fondamentali principi di diritto, con questa sentenza conferma la costante illegittimità anche della condotta processuale di Equitalia sempre tollerata da troppi giudici sordi ai principi e regole processuali invocate dai contribuenti. L’agente della riscossione - ha chiarito Pisani - per dare prova della cartella deve esibire non gli estratti postdatati e criptici ma la copia integrale della cartella che avrebbe notificato e secondo le norme di legge ora molte procedure di riscossione espropriative risulteranno nulle e temerarie con salvezza dei cittadini che potranno chiedere anche il risarcimento di tutti i danni subiti.

Fonte:
nocensura.com

Lei non è nessuno e io sono un ispettore di Polizia: come è andata a finire???

I parlamentari chiedono spiegazioni, la polizia si scusa, i politici si indignano, il presidente del Senato è sgomento, Manganelli è profondamente rammaricato. A distanza di tempo però, nessun aggiornamento. Quegli agenti e l'ispettore lavorano ancora? Che ne è della denuncia alla zia per oltraggio a pubblico ufficiale? -.-'''

Non lo sapremo mai.

 

 

Padova, bimbo trascinato dalla polizia. Manganelli: “Profondo rammarico”

Schifani chiama il capo della polizia: "Chiarimenti urgenti. Quelle immagini hanno provocato indignazione e sgomento". Fini: "Accaduto inquietante". Il questore: "Spettacolarizzazione dei familiari della mamma". Tutti i partiti insorgono e chiedono che il governo riferisca

Cancellieri Manganelli
“Profondo rammarico”. La polizia chiede scusa. Lo fa attraverso la voce del capo del corpo, Antonio Manganelli che porge le scuse ai familiari del bambino di 10 anni prelevato da scuola a Cittadella (in provincia di Padova), trascinato e portato via con la forza da alcuni agenti per essere condotto in una casa-famiglia, in esecuzione di una pronuncia del tribunale, come documentato da un video della zia del ragazzino trasmesso da Chi l’ha visto?. Il filmato integrale della polizia, invece, è stato anche trasmesso alla Procura per l’attività di competenza della stessa. Manganelli ha disposto un’inchiesta interna, che – assicura – sarà condotta con il “massimo rigore”. Una presa di posizione chiara dopo che l’intera politica – ai più alti livelli – si è sollevata per l’indignazione dopo aver visto quelle immagini. In particolare era stato il presidente del Senato Renato Schifani a esprimere lo “sgomento” per quel video e a ribadire che quando si tratta di minori servono “prudenza e accortezza”. Ma per l’episodio hanno protestato praticamente tutti i partiti rappresentati in Parlamento e anche il presidente della Camera Gianfranco Fini. 
Una linea ripresa anche dal ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri: “Ho visto il filmato del ragazzo di Cittadella e, come tutti, sono rimasta turbata da queste immagini” ha detto, aggiungendo che “prima di dare giudizi o emettere sentenze attendo serena di conoscere il risultato dell’indagine immediatamente avviata dal capo della Polizia”. Domani in Parlamento riferirà sulla vicenda il sottosegretario Carlo De Stefano.
Schifani: “Indignazione e sgomento”
La seconda carica dello Stato ha chiesto chiarimenti allo stesso Manganelli, usando parole nette. “Le immagini proiettate ieri sera a ‘Chi l’ha visto?‘ – ha mandato a dire – hanno creato indignazione e sgomento in tutti noi italiani. Comportamenti come quello al quale abbiamo assistito meritano chiarimenti ed eventuali provvedimenti”. “I bambini hanno diritto ad essere ascoltati e rispettati – precisa Schifani – e ogni provvedimento che li riguardi deve essere posto in essere con la prudenza e l’accortezza imposti dalla loro particolare situazione minorile. Comportamenti come quello al quale abbiamo tutti assistito, meritano immediati chiarimenti ed eventuali provvedimenti”.

Fini ha telefonato al questore di Padova per informarsi sull’accaduto che “appare grave, inquietante e meritevole dei necessari approfondimenti”. Il presidente della Camera, si legge ancora in una nota, “ha chiesto al governo di riferire quanto prima in considerazione delle richieste di informativa e delle interrogazioni parlamentari presentate in merito da deputati di vari gruppi”.
Il questore: “Spettacolarizzazione dei familiari della mamma”
La polemica raggiunge seconda e terza carica dello Stato, nonostante il questore di Padova Vincenzo Montemagno tenti di gettare acqua sul fuoco: è stata soltanto “una spettacolarizzazione messa in atto dai familiari materni in una vicenda complessa”, dice, anche perché è stato il padre a chiedere aiuto a un agente per prenderlo, visto che si divincolava, e farlo salire in auto. Nel video si vedono due uomini che trascinano il piccolo verso un’auto. In realtà, ha tenuto a precisare il questore, “si tratta del padre che lo tiene per le gambe. A un certo punto il bambino si è buttato a terra: è un ragazzino corpulento e per questo il padre ha chiesto aiuto a uno dei nostri agenti per sollevarlo da terra e portarlo in auto”. Il bambino, inoltre, ieri è stato visitato ed è stato trovato “in buone condizioni fisiche e psicologiche”. ”La storia giudiziaria inizia nel 2005 e nel tempo si è avviluppata”, ha ricapitolato Montemagno. L’affido al padre del piccolo segue la disposizione della magistratura che per ben “tre volte aveva tentato di eseguire il provvedimento presso l’abitazione della madre”, trovando sempre l’opposizione dei nonni e della stessa donna. 

Le associazioni e il Garante per l’infanzia
Mentre l’Associazione degli Avvocati Matrimonialisti Italiani ha annunciato che presenterà un esposto al ministero della Giustizia, affinché vengano svolte immediate indagini per fare luce su un caso di giustizia minorile che ha già fatto il giro del mondo”, il Moige definisce l’episodio una barbarie e chiama in causa il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri. Esprime “profonda preoccupazione” Giacomo Guerra, presidente dell’Unicef, perché “i diritti dell’infanzia sono parole vuote se non vengono calati  nella quotidianità di vita, anche quando i genitori sono in conflitto”. Guerra puntualizza poi di essere in contatto con l’Autorità nazionale garante per l’infanzia e il Garante per i diritti dell’Infanzia della Regione Veneto, attivi sul fronte della segnalazione alle istituzioni competenti della violazione dei diritti dei minorenni. “In particolare – ha aggiunto – lanciamo un appello ai media affinché venga tutelata la privacy di questo bambino, per non peggiorare la complessità della situazione che si trova a vivere”. Quello che è accaduto è “molto grave” anche per l’Ordine degli Assistenti sociali e Vincenzo Spadafora, del Garante per l’infanzia e l’adolescenza invoca “una riforma della giustizia minorile” a seguito di “un episodio grave per le modalità in cui si è svolto”. 

Reazioni politiche
L’indignazione dei partiti è trasversale, dall’Italia dei Valori e dai Verdi fino al Pdl e alla Lega. Pd e Idv hanno chiesto che il governo riferisca alla Camera. Chiedono chiarimenti Mara Carfagna, Elisabetta Alberti Casellati, Flavia Perina, Antonio Borghesi, Stefano Pedica, il presidente del Veneto Luca Zaia. Secondo Sandra Zampa sono “indegne di un Paese civile” le immagini di quel video. Per il presidente dei Verdi Angelo Bonelli sono “raccapriccianti e vergognose”. 


Scontrini e leggi (a mio parere inutili) in Grecia

Ho sempre pensato che se un cliente avesse necessità dello scontrino per qualunque motivo, e il gestore rispondesse picche, prima di chiamare la Finanza potesse dire al gestore: "Ti pago appena mi fai lo scontrino". Così, per motivarlo.

A leggere l'articolo in calce sembra che un Paese comunitario (la Grecia) voglia discutere proprio una legge che autorizzerebbe il cliente a non pagare se il gestore si rifiuta di emettere lo scontrino.
Ma che bisogno c'è di creare una legge che autorizzi un cliente a non pagare fintanto che non sia stampata una ricevuta? Non è secondo voi una legge inutile???


Grecia, il governo: “Niente scontrino? Clienti autorizzati a non pagare”

I clienti che “non riceveranno un regolare scontrino fiscale” sono autorizzati “ad andarsene senza pagare”. E’ questa la proposta del ministro dello Sviluppo greco che intende autorizzare i clienti di bar, negozi, ristoranti e caffè. Obiettivo: contrastare l’evasione fiscale. Si tratta di una “normativa senza precedenti”, secondo quanto riferisce il quotidiano Kathimerini,  che potrebbe essere applicata già a partire dalla settimana prossima. La norma prevede inoltre che bar e ristoranti riportino in evidenza sui loro menu questo nuovo diritto dei consumatori. 
Il vice ministro dello sviluppo, Athanasios Skordas, la settimana scorsa, ha confermato che il ministro “sta esaminando la norma e il miglior modo di applicarla”. Nei negozi al dettaglio, esclusi gli alimentari, i prezzi dovranno essere posti ben in mostra con e senza l’Iva e così anche sulle ricevute fiscali. E’ previsto lo stesso anche per i menu dei ristoranti. Inoltre il ministero pensa di riportare sugli scaffali dei supermercati il latte per i neonati fino a sei mesi, che questa estate erano stati relegati nelle farmacie. 
Una trovata – riferisce la stampa locale – che costituisce una “rivoluzione culturale in un Paese dove il conto del ristorante arriva (se arriva) quasi sempre scarabocchiato a matita su un tovagliolo di carta”. E’ dal 2009 che il governo di Atene lotta contro l’evasione fiscale che nel Paese è stimata fra i 40 e 60 miliardi di euro l’anno. Gli evasori, come hanno accertato recenti indagini condotte dalla guardia di finanza ellenica (Sdoe) in varie località del Paese, sono nella stragrande maggioranza dei casi (dal 53 al 74% a seconda dei posti) ristoratori ed albergatori che “incuranti della profonda crisi economica in cui versa in Paese, continuano imperterriti a non emettere ricevute fiscali, evadendo così le tasse non solo a danno dell’economia nazionale ma dell’immagine e della credibilità della Grecia all’estero e nei confronti dei creditori internazionali”.

Lacrimogeni, arma a doppio taglio

Anonymous si impossessa, e mette in rete, un file in cui la polizia di stato lamenterebbe degli effetti collaterali (che sarebbero gli effetti nefasti ma sul personale di polizia) dovuti al lancio di lacrimogeni. Il problema è che tutti sanno benissimo che effetti un lacrimogeno ottiene sulle persone, e se ne parla solo quando i danni li subisce chi, i lacrimogeni, li tira.....

Tav, file polizia: “Oltre 4000 i lacrimogeni usati contro manifestanti il 3 luglio 2011″
 

Oltre quattromila lacrimogeni lanciati dalla polizia sui manifestanti contrari alla realizzazione dell’alta velocità Torino-Lione riuniti al cantiere di Chiomonte del 3 luglio 2011 . E’ questo il dato che emerge da una nota interna della polizia di cui oggi si trova traccia in rete dopo un attacco informatico di Anonymous al server (leggi) . Più precisamente si tratta di 4.357 lacrimogeni lanciati dagli agenti per “respingere” gli attacchi alle recinzioni o disperdere i dimostranti più aggressivi.
Nel file si legge che “i lacrimogeni, seppure in uso così massiccio, si sono rilevati inefficaci nell’allontanamento dei manifestanti”, e che ebbero “effetti nefasti” sul personale perché i filtri delle maschere antigas furono “messi a dura dalla lunghezza dell’esposizione (sei ore di scontri pressoché continuativi). Frequentissimi gli episodi di vomito, irritazione cutanea, intossicazione, stato confusionale transitorio”. Al contrario, sempre secondo il documento, i militanti respinti, “ritornavano sull’area rapidamente, vuoi perché attrezzati con maschere antigas, farmaci nonché secchi d’acqua in cui spegnere i lacrimogeni e guantoni per rilanciarli all’indirizzo del personale operante, attenuandone di fatto l’effetto, vuoi per il peculiare contesto boschivo, ricco di vegetazione ed infine per le condizioni del vento, non sempre a favore”. Insomma, il testo mette in evidenza una totale debacle per la polizia di fronte ai manifestanti No tav.
Inefficaci anche gli idranti usati che “non hanno sortito l’effetto deterrente sperato, essenzialmente a causa dell’indebolimento del getto causato dalla vegetazione in cui si riparavano i manifestanti e dalla posizione svantaggiata dal basso verso l’alto in cui erano posizionati”.

iOS 6.0: fine dello stalking telefonico almeno per chi possiede un Iphone

Tempo fa vi avevo parlato dello stalking telefonico, e di come Apple e TUTTE le compagnie telefoniche si rendono più o meno complici, impedendo di fatto agli utenti vessati di poter attivare delle blacklist.
Oggi vi dico che con l'ultimo aggiornamento iOS 6 per iPhone, la Apple ha fatto passi avanti. La funzione è passata in sordina, tanto che io me ne sono accorto solo da pochi giorni, ma la funzione Non disturbare che trovate nel menù Impostazioni, è di fatto una Whitelist. Se attiva infatti, bloccherà tutte le chiamate in ingresso salvo quelle identificate da voi come Preferiti. Le chiamate bloccate verranno comunque segnalate nel registro chiamate, ma il telefono non emetterà alcun suono e all'altro interlocutore darà un segnale di occupato. Unica pecca: per funzionare l'Iphone non deve essere utilizzato in quel momento.

A questo punto sono rimasti inermi solo le compagnie telefoniche, che a differenza di chi produce i telefoni, sono di fatto in un regime di oligarchia: credo sarà difficile che un domani si attivino positivamente in tal senso...

mercoledì 7 novembre 2012

La bufala PEC vista dal fatto quotidiano



IO LO SOSTENGO DA MESI. HO INVIATO MAIL CERTIFICATE A ENTI PUBBLICI, A AZIENDE PRIVATE, HO SEMPRE RICEVUTO LA MAIL DI CONSEGNA E ACCETTAZIONE DEL SERVER MA MAI UNA RISPOSTA. CINQUE EURO L'ANNO (CON LE TASSE SEI E SPICCI) BUTTATI NEL WATER. GRAZIE BRUNETTA.


Posta certificata, la “rivoluzione” di Brunetta ignorata perfino dalle Poste

Nell’aprile del 2010, l’allora ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, l’aveva presentata come il nuovo servizio che avrebbe rivoluzionato la vita degli italiani (niente più code agli sportelli e faldoni di carta): grazie alla Pec, la posta elettronica certificata, i cittadini “potranno rivolgersi agli uffici della Pubblica amministrazione da casa con il proprio computer – aveva assicurato Brunetta – avendo poi diritto da parte della Pa ad una risposta analoga, cioè con la stessa modalità e lo stesso valore legale”. Quello di una raccomandata con ricevuta di ritorno. E quindi con un vantaggio economico non indifferente, derivante appunto dal risparmio sulle spese di spedizione della raccomandata A/R. L’attivazione della Pec – o meglio Cec-Pac Comunicazione Elettronica Certificata tra la Pubblica Amministrazione e il Cittadino –, tramite il portalewww.postacertificata.gov.it, è totalmente gratuita.
Si spendono invece poco più di cinque euro all’anno, se si sceglie di attivarla con un gestore privato (in questo caso, oltreché con la Pa, si potrà comunicare con qualsiasi indirizzo Pec privato). “Conto che entro l’anno (il 2010, ndr) il 100% di tutte le amministrazioni, con la quasi totalità dei servizi, utilizzeranno la Pec”, aveva assicurato Brunetta. E sempre entro il 2010, secondo l’ex ministro, sarebbero stati 10 milioni gli italiani che ne avrebbero richiesto l’attivazione. “Un grande risultato, per guardare al 2011 con grande ottimismo”.
Sta per finire il 2012 e di certificato, di quella che sicuramente era stata una buona intuizione, si riscontra soltanto il flop. Dal contatore del sito postacertificata.gov.it si apprende infatti che sono solo poco più di 1,3 milioni gli italiani che hanno fatto richiesta di una casella Pec. E soprattutto non sono tutti gli uffici di pubblica amministrazione che, pur essendo dotati, la utilizzano.
Qualche esempio? Il Comune di Roma, nella pagina del proprio sito internet, comunica ai cittadini residenti che la Pec “è una realtà in Campidoglio”. E che è possibile richiedere due tipi di certificati anagrafici online gratuiti (nascita e matrimonio), semplicemente scaricando e compilando l’apposito modulo, da inviare poi tramite Pec all’indirizzo anagraferoma@postacertificata.gov.it. “A quel punto – promette l’assessore ai Servizi TecnologiciEnrico Cavallari – il personale dell’Anagrafe inoltra digitalmente alla Pec del cittadino il certificato richiesto entro 24 ore”. La realtà però sembra essere un’altra: “E’ impossibile scrivere a quell’indirizzo perché, come conferma il messaggio che ci arriva in automatico, la casella è sempre piena – denuncia a ilfattoquotidiano.itIvan Marinelli, portavoce dell’Aeci, l’Associazione europea consumatori indipendenti – abbiamo fatto diversi tentativi, ma le mail inviate dalla nostra Pec sono sempre tornate indietro”.
Situazione simile si verifica con la Regione Lazio, dove viene, sì, utilizzato il sistema, anche se “alcuni dirigenti hanno consigliato alla nostra associazione – prosegue Marinelli – di evitare l’utilizzo della posta certificata per comunicare con la Regione e di inviare tutto invece tramite posta ordinaria o, in caso di comunicazioni ufficiali, tramite raccomandata”. La storia si ripete anche altrove: in Sicilia, ad esempio, l’iscrizione ad uno dei corsi di formazione convenzionati con la Regione avviene soltanto tramite modulo cartaceo, consegnato brevi manu o per posta raccomandata. Ad usare la posta certificata con il contagocce sono anche alcune amministrazioni locali del nord.
Ma il paradosso sarebbe rappresentato dall’azienda capofila del raggruppamento temporaneo di impresa – costituito anche da Telecom Italia e Postecom – che si è aggiudicato il bando da 50 milioni di euro per l’erogazione servizio Cec-Pac dello Stato. Poste Italiane, cioè il gestore di “PostaCertificat@”, “non utilizza la posta certificata”, accusa il portavoce dell’Aeci. “Per inoltrare un reclamo a Poste Italiane, relativo ad esempio ai prodotti finanziari, un cliente (o noi come associazione dei consumatori) deve necessariamente ricorrere alla raccomandata A/R – spiega Marinelli – visto che Poste Italiane non pubblica sul sito il proprio indirizzo Pec. Proprio perché, come ci è stato più volte confermato dagli operatori dell’803160 (il call center di Poste Italiane,ndr), non lo utilizza affatto”.
 E in effetti alla voce “contatti” del sito internet di Poste Italiane della Pec non vi è traccia. Persino l’ufficio stampa di Poste Italiane, interpellato da ilfattoquotidiano.it, in un primo tempo ammette di non sapere quale sia (e addirittura se esiste) l’indirizzo Pec. “Dobbiamo chiedere alla società che gestisce il nostro sito”. Di certo “non dialoghiamo tramite Pec, ma – ricorda l’ufficio stampa – abbiamo tantissimi canali di accesso, per richiedere informazioni e segnalare reclami e disagi, più semplici e utilizzabili anche da chi la Pec non ce l’ha”. “Ovvio a questo punto pensare che Poste Italiane abbia tutto l’interesse ad ostacolare l’utilizzo di un sistema che semplifica la vita del cittadino e che contestualmente abbatte l’utilizzo delle raccomandate”, chiosa il portavoce dell’Aeci.
E’ vero, non c’è nessuna legge che imponga alle aziende l’utilizzo della Pec. D’altronde la legge numero 2 del 28 gennaio 2009 prevede soltanto l’obbligo di attivazione. E Poste Italiane la sua Pec ce l’ha: “Il nostro indirizzo è poste@pec.posteitaliane.it”, comunica dopo un po’ l’ufficio stampa di Poste Italiane a ilfattoquotidiano.it. Risulta però quasi una beffa che a “boicottare” quel mezzo, che oltre a ridurre le file agli sportelli potrebbe anche giovare alle tasche degli italiani, sia l’azienda che incasserà dallo Stato 50 milioni di euro proprio per gestire la Cec-Pac.


martedì 6 novembre 2012

I padroni dell'acqua avvisano i clienti prima di fare i lavori?

comunicazione inviata via PEC:


Spettabile Acque spa, 

   da qualche minuto ho scoperto con sorpresa che non avevo acqua in casa. Aperto il rubinetto, lo stesso gocciolava appena o poco più. Ho quindi cercato sul web il numero del vostro call center guasti e, chiamatolo, ho udito la voce meccanica spiegare che nella mia zona (******) si sarebbero potuti verificare cali di pressione. Navigando poi sul vostro sito ho scoperto che il disservizio non è causato da un guasto ma da un interruzione idrica NON imprevista: a tal proposito chiedo di sapere quale sia la politica aziendale di Acque spa riguardo le modalità per avvertire i propri clienti in caso di interruzioni programmate del servizio idrico; io personalmente non ho ricevuto alcun avviso. 


distinti saluti