mercoledì 15 febbraio 2012

In nome del libero mercato

In nome del libero mercato (e del diritto di "affamazione" dei più deboli) dall'Italia è possibile delocalizzare per investire in altri paesi. Ad esempio se il signor Margionne (ho usato un nome di fantasia) decide di chiudere la fabbrichetta che amministra in Toscana per aprirla in Slovacchia piuttosto che in Cina, non commette reati. Produce le stesse cose che produceva in Toscana, ma li la manodopera (e le tasse) costano meno, quindi vendendo il suo prodotto in Italia allo stesso prezzo si garantisce un guadagno molto più elevato.
Il problema è che se io voglio comprare su Internet (o di persona recandomi in quei Paesi) uno dei prodotti del signor Margionne a prezzi polacco-moldavi, incorro in controlli e in pesanti sanzioni alla dogana. Questo perché sarebbe una sorta di evasione delle tasse... cioè io, che lavoravo per il signor Margionne in Toscana, vengo licenziato perché lui apre la stessa azienda in Corea. Io quindi sono senza reddito, e negli anni che passeranno prima di trovare un altro lavoro cerco di economizzare spendendo al meglio i soldi che ho da parte. Compro quindi su internet, il prodotto che fino a ieri facevo io, ma che ora producono laggiù perché su internet lo pago 10 anziché 100, e la dogana me lo intercetta con tutto ciò che ne consegue.

Tutto chiaro? Sappiate che se non vi torna siete degli antiliberali, dei comunisti, e le belle donne sicuramente staranno alla larga da voi.

immagine reperita su http://it.paperblog.com/

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